foto1
foto1
foto1
foto1
foto1

MINIGOAL

Settimanale Sportivo dei Giovani e dei Dilettanti



Prossimo Turno

Tutte le partite della prossima giornata in Liguria.

Leggi tutto...

Giustizia Sportiva

Le decisioni del Giudice Sportivo.

Leggi tutto...

Top 11

I migliori giocatori della scorsa settimana, Leva per Leva.

Leggi tutto...

Comunicato Ufficiale Nr. 1

Norme e Regolamenti dell'attività agonistica e di base

Leggi tutto...

DAL 1980 IL TUO APPUNTAMENTO DEL MARTEDI

In tutte le edicole della Liguria


Hai la passione per il calcio? Vorresti raccontarne le vicende?

Pallaporta

Minigoal ti offre questa interessante opportunità che potrebbe anche aprirti nuovi orizzonti in futuro.


Centro Liberamente

www.centroliberamente.it

Il Centro LiberaMente è un'associazione professionale che eroga prestazioni e servizi nell'ambito della salute, con particolare interesse ai settori medico, psicologico, pedagogico. Il Centro utilizza una metodologia di lavoro interprofessionale integrata con attenzione al benessere del singolo e della famiglia.

 

IL GRUPPO SQUADRA NEL CALCIO - IL LAVORO DELLO SPICOLOGO NELLO SPORT

Il gruppo è un insieme dinamico di soggetti che si percepiscono vicendevolmente e che sono interdipendenti.La squadra è un gruppo specifico nel quale le persone sono accomunate dal desiderio di raggiungere obiettivi comuni (Giovannini, Savoia, 2002), di conseguenza essa può essere definita come un gruppo orientato al compito e alla prestazione, i cui membri sono interdipendenti al fine di raggiungere un obiettivo condiviso. Ciò comporta lo sviluppo di una identità collettiva. Allenatori, preparatori atletici, psicologi dello sport sono professionisti che, nello sport, lavorano per l’ allenamento di abilità specifiche tutte utili al raggiungimento della massima prestazione. La coesione di squadra, dimensione che incide sulla prestazione, è data dalla concentrazione sull’obiettivo condiviso e dalla qualità delle relazioni all’ interno della stessa. Altri fattori che determinano la coesione sono: senso di appartenenza; interesse per gli obiettivi comuni; spirito di gruppo; soddisfazione individuale; riconoscimento e rispetto della distribuzione dei ruoli. Alcuni gruppi sviluppano il senso dell'identità collettiva attraverso pratiche e tecniche specifiche, per esempio il caso del cerimoniale dell’Haka, la danza Maori che gli All Blacks, i giocatori della nazionale neozelandese di rugby, eseguono prima della partita, ponendosi di fronte agli avversari. Mediante questa pratica i giocatori neozelandesi trasmettono un chiaro messaggio di sfida ai membri della squadra avversaria, testimoniando la coesione e l'unità del gruppo, che trova, in quel momento, la forza e la motivazione per affrontare l’impegno agonistico. La danza degli All Blacks è quindi un rituale di gruppo che favorisce l'identificazione reciproca tra i membri. Lo psicologo dello sport, in sinergia con l'allenatore, prepara al lavoro di gruppo per: definire obiettivi comuni; studiare punti di forza e punti di debolezze da migliorare; verificare e migliorare il senso di appartenenza al gruppo; identificare i ruoli e lavorare dietro le quinte (negli spogliatoi); creare una responsabilità coinvolgendo ogni membro della squadra fin dal primo allenamento affinché tutti si sentano utili e importanti al fine di favorire lo sviluppo di un'identità collettiva; creare un clima di collaborazione anche fuori dall'allenamento attraverso l'organizzazione di momenti ludici e ricreativi. In questo modo i membri direzionano le energie per l’obiettivo principale: il successo del team, l’aiuto reciproco e l’orientamento alla performance.

IL DROP OUT SPORTIVO 

Il drop out sportivo Prevenire l’abbandono sportivo precoce nel calcio giovanile Molta è la letteratura che affronta l’argomento del drop out sportivo (letteralmente “cadere fuori, ritirarsi”). Prima di approfondire il tema del ritiro precoce degli atleti giovani, proviamo a comprendere quali siano i presupposti che possono causare il suddetto abbandono. Lo sport è considerato uno strumento elettivo per il soddisfacimento di bisogni importanti dell’individuo, soprattutto per ciò che concerne la realizzazione personale e sociale del giovane adolescente in crescita, ciò in quanto l’adolescente trova nell’attività sportiva un “contenitore esplorativo” e di confronto con il mondo esterno. Lo sport agevolerebbe, infatti, la costruzione dell’identità senza forzature esterne da parte degli adulti, partendo dal principio che la pratica sportiva dovrebbe essere frutto di una scelta libera del bambino/adolescente. I principali fattori che possono determinare un abbandono sportivo precoce sono: − ansia agonistica legata alla partita − ripetute esperienze di insuccesso sportivo − monotonia negli allenamenti con conseguente assenza di divertimento − eccessive pressioni esterne − difficoltà nel conciliare impegno a scuola e attività sportive − poco tempo libero − rapporti difficili con i compagni di squadra e/o con gli allenatori Nel calcio giovanile la letteratura psicologica sportiva ha rilevato come talvolta il calciatore adolescente smarrisca il senso ludico del gioco e i valori della pratica sportiva, in quanto l'impatto mediatico che ruota intorno al calcio può interferire con due conseguenze contrapposte riguardo al prosieguo/interruzione della pratica sportiva: 1. il ragazzo abbandona subito perché l’attività sportiva diviene luogo di eccessiva pressione emotiva e dunque di frustrazione, piuttosto che di esplorazione e di costruzione identitaria; 2. il ragazzo “resiste” per un tempo prolungato con la conseguenza di organizzare un’idea della pratica sportiva non positiva e non funzionale alla sua crescita. Questo "resistere" porta il ragazzo a star male e, di conseguenza, anche a performare male. I possibili insuccessi possono dunque scoraggiarlo. In entrambi i casi si verifica un abbandono della pratica calcistica “prematuro”, non come scelta consapevole e matura ma come fuga vera e propria. In tal senso lo psicologo dello sport ha una funzione utile nella prevenzione del drop out sportivo lavorando, oltre che con gli atleti, soprattutto con i soggetti adulti, genitori e allenatori, con l’intento di creare un contesto sportivo attento ad accogliere le esigenze dell’adolescente prima ancora che del calciatore.

ALLENARE IL CORPO E ALLENARE LA MENTE!

Lo sport è importante nello sviluppo fisico, cognitivo ed emotivo della persona: innumerevoli ricerche lo confermano e oltremodo ne descrivono gli effetti positivi per allenare le capacità di rispondere in modo adeguato e maturo alle richieste dell’ambiente, nonché ai fini della prevenzione del disagio giovanile. Il contesto sportivo può divenire un luogo di allenamento delle capacità personali al fine di conoscere e rafforzare le risorse presenti e migliorare le parti immature. Tale lavoro aiuta a integrare la parte ludica, che deve essere presente nell'attività sportiva, con la parte dell'impegno e della fatica. L'allenamento mentale, al pari di quello tecnico e fisico, è fondamentale per imparare a gestire i ritmi sostenuti presenti nell'attività sportiva, non solo a livello professionistico ma anche nello sport giovanile e dilettantistico. Nello specifico del gioco del calcio, per esempio, durante la partita settimanale del campionato i giovani atleti inseriti in attività agonistica sono osservati e valutati: le aspettative possono essere alte da parte dei bambini stessi e degli adulti di riferimento (allenatori e famiglie) aumentando lo stress e la difficoltà dei giocatori a gestire le proprie emozioni in un momento di performance, la partita, già faticoso per definizione. L'allenamento mentale individuale e di squadra favorisce il riconoscimento della parte emotiva e la conseguente maturazione della gestione delle emozioni e dell'ansia da prestazione. Altri ambiti di preparazione mentale e psicologica nel calcio sono il lavoro specifico rivolto alla gestione delle dinamiche del gruppo squadra: lo psicologo sportivo, avvalendosi di tecniche e strumenti ad hoc, facilita la comunicazione e la sinergia nella squadra e tra i sistemi coinvolti (allenatori, famiglie, dirigenti), per creare un clima favorevole alla crescita personale e sportiva del giovane calciatore. Particolare attenzione, in ultimo, va data al distacco dalla famiglia e dal luogo natio che talvolta alcuni giovani calciatori devono vivere e affrontare per proseguire nella scelta sportiva professionistica (peraltro oggi sempre più precoce); tale situazione coincide spesso con l'età adolescenziale dove il tema dello svincolo familiare è rilevante dal punto di vista evolutivo. La preparazione mentale e l'accompagnamento psicologico e pedagogico del ragazzo e della famiglia, in un'ottica multidisciplinare, unitamente al lavoro tecnico e atletico, favoriscono il processo di cambiamento in termini di maggiore consapevolezza e benessere emotivo.  

Il GRUPPO NEL CALCIO E IL CALCIO PER IL GRUPPO CRESCERE CON GLI ALTRI IN UNA SQUADRA

Il calcio è uno sport di squadra e come tale determina la nascita spontanea delle relazioni all’interno del gruppo. Il significato di “squadra” non è affatto scontato: una squadra è un gruppo, certo, ma non nel senso di un semplice insieme di persone. Una squadra, infatti, è un tipo di gruppo ben definito, nel quale tutti gli elementi che la compongono condividono degli obiettivi e si riconoscono in base a caratteristiche comuni. Scendiamo più nel dettaglio: perché se l’obiettivo condiviso da tutti i membri è, naturalmente, quello di segnare un goal e se, semplicemente, i componenti si riconoscono dalla divisa che indossano, sono più articolati i fattori che fanno di un gruppo una vera squadra? Per arrivare a questo, infatti, il percorso da seguire è significativo e non consiste solo nell’apprendimento degli schemi e nell’esecuzione dei compiti tecnici e tattici. C’è dell’altro che ha a che vedere con le dinamiche di relazione e su come i giovani atleti vivono il gruppo. C’è una prima fase in cui i ragazzi saggiano il terreno per orientarsi rispetto ai comportamenti da tenere in rapporto agli altri. In questo primo momento, in cui non sono ancora chiari gli obiettivi da seguire, né si hanno ben chiari i ruoli e le aspettative reciproche, i ragazzi tendono a riconoscersi intorno ad un leader che emerga, appunto, per il proprio carisma e che dia riferimento e sicurezza. Subentra poi una seconda fase dell’allenamento, nella quale non ci sono regole e ai giovani calciatori viene lasciata piena libertà di giocare e sperimentare nuovi movimenti, usando la fantasia e l’improvvisazione; è questo il momento della creatività e delle emozioni che favorisce l’apprendimento. In una terza fase si condividono le regole del gioco, intendendo non solo l’aspetto tecnico-tattico, ma anche quello comportamentale. In ultimo vanno messi in atto gli insegnamenti appresi nelle fasi precedenti, ovvero il divertimento e la creatività, da una parte, e la disciplina dall’altra, creando una sorta di “danza di gruppo”, ossia l’intesa e la coesione all’interno della squadra, che porta al raggiungimento degli obiettivi condivisi e decisi dai giovani giocatori insieme al “mister”. La squadra, quindi, è l’esito di un percorso che rende un insieme di persone, di ragazzi o di bambini, insieme agli adulti di riferimento, un’unità coesa e funzionale.

I MECCANISMI DELLA MOTIVAZIONE L’INCORAGGIAMENTO VIENE SIA DA FUORI CHE DA DENTRO

La motivazione è un concetto di cui tutti parliamo spesso, forse quotidianamente: “mi sento motivato a fare bene”, “il ragazzo sembra abbastanza motivato”, “sono motivato a migliorare”… espressioni simili sono molto frequenti. Per comprendere adeguatamente il concetto di motivazione è necessario chiedersi: verso chi/che cosa e da chi/che cosa è orientata la mia motivazione? In psicologia dello sport si distingue tra motivazioni intrinseche, la cui origine è nella persona stessa che si attiva: “Lo faccio perché mi piace”, “la motivazione che senti è dentro di te?”, “cosa ti gratifica?”, e motivazioni estrinseche, quelle in cui il giovane sportivo si attiva prevalentemente per il conseguimento di un beneficio proveniente dall’esterno, per esempio l’approvazione degli adulti, vincere le partite, compiacere l’allenatore. Sicuramente l'aspetto più complesso e difficile riguarda la capacità di coinvolgere e motivare i propri giocatori, saper dire le cose giuste al momento giusto, al gruppo o al singolo giocatore, tutti aspetti che aiutano a fare la differenza nel raggiungimento degli obiettivi. Meglio mettere in evidenza gli aspetti positivi, oppure insistere sugli errori e sulle modalità delle correzioni? Il mio giocatore ha bisogno di sostegno, di essere rassicurato, di trasmettergli fiducia perché è insicuro? Oppure ha bisogno di essere riportato con i piedi per terra in quanto si mostra presuntuoso, talmente sicuro delle sue potenzialità che non riconosce i propri errori e addirittura si considera sempre il migliore a prescindere dalla sua prestazione? Occorre centrare l'attività sportiva su una dimensione intrinseca, favorendo il riconoscimento da parte del bambino del piacere di praticare uno sport (o di giocare a calcio); al contempo si può favorire la motivazione estrinseca, concedendo premi e gratificazioni, facendo attenzione ad evitare di sostenere esclusivamente il “modello vincente”; ricordandosi infine che l’incoraggiamento è fonte inesauribile di carburante positivo per il bambino e per l’adolescente. Le capacità psicologiche sono complesse e variegate, riuscire ad individuare le diverse personalità che compongono una squadra non è facile per nessuno. Una diminuzione della motivazione può limitare però il raggiungimento degli obiettivi. Su queste motivazioni, sulla tenuta cognitiva dell'atleta, interviene lo psicologo dello sport. Un intervento complesso e complementare a quello del preparatore atletico, con cui si integra per creare la prestazione eccellente.

PEDAGOGIA AL SERVIZIO DELLA FAMIGLIA Il pedagogista è lo specialista dei processi educativi e formativi intesi come pieno sviluppo delle potenzialità umane. La scuola e lo sport rappresentano i principali contesti educativi e formativi extrafamiliari. Anche in ambito sportivo il pedagogista si occupa sia di favorire la relazione/comunicazione genitore-figlio, sia la relazione/comunicazione tra i sistemi coinvolti che nello sport sono: atleta, famiglia, staff tecnico, dirigenza, scuola e altri servizi.

Tamara Mesemi psicologa dello sport, Elena Passoni psicologa dello sport, Cinzia Leone pedagogista

 

NOTA! Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo